Quando la serranda comincia a scendere, per me il supermercato è già fuori dalla portata dei miracoli. Siamo all’interno di un centro commerciale, la giornata è stata lunga e sto finalmente iniziando le operazioni di chiusura.

Tempo prima, un cliente aveva tentato di battere la serranda in velocità. Ero riuscito a fermarlo prima che si aprisse la testa come un uovo alla coque, ma la sua domanda mi era rimasta impressa:

“Non ha ancora toccato terra, quindi posso entrare, no?”

Quella sera controllo il corridoio del centro commerciale: non c’è nessuno. Inserisco la chiave nella toppa che aziona il motore e la gigantesca serranda comincia a scendere lentamente, accompagnata da un cigolio che si sente praticamente dal parcheggio.

Non avendo visuale diretta sull’ingresso, appoggio per qualche secondo la testa sul braccio. Ormai siamo al traguardo. Che cosa potrebbe mai succedere?

Un boato di ferraglia scuote la serranda e la chiave vibra dentro la toppa. Subito dopo, nel corridoio, parte una bestemmia tanto forte da poter essere utilizzata come annuncio di chiusura per l’intero centro commerciale.

Mi affaccio e trovo un uomo con entrambe le mani sulla testa. Sul bordo della serranda è rimasta una piccola manciata di capelli dello stesso colore dei suoi.

“Si è fatto male? Vuole che chiamiamo un’ambulanza?”