Negozio di arredamento.
“Ciao, vorrei vedere una cucina.”
“Certo. Hai già preso le misure?”
“Sì, sì.”
Sceglie una cucina in esposizione.
Gli spiego subito una cosa fondamentale.
“Questa è una composizione fissa. Non si può accorciare né modificare. È lunga un metro e ottanta e gli impianti devono trovarsi in posizioni ben precise.”
“Sì sì, lo so. Ne ho già parlato con una tua collega. La voglio così.”
Perfetto….ci sediamo, scegliamo colori, finiture e tempi di consegna.
Poi gli richiedo:
“Sei sicuro delle misure?”
“Sì sì.”
“Hai considerato anche un piccolo margine? Una cucina da un metro e ottanta non si monta in una parete da un metro e ottanta preciso. Basta un muro leggermente fuori squadra e non entra.”
Si ferma.
“Ehm… no.”
“Quanto misura la parete?”
Silenzio.
“In realtà… un metro e settantanove.”
“…”
“Come facciamo a montare una cucina da un metro e ottanta in una parete più piccola?”
“Eh… non c’è un modo?”
“No.”
Interviene la fidanzata.
“Aspetta… effettivamente adesso torna tutto.”
Dopo qualche minuto salta fuori un dettaglio.
C’è un muretto che forse possono demolire.
“Perfetto! Allora fate abbattere il muretto il prima possibile, così quando arriveranno i montatori sarà tutto pronto.”
Lui ci pensa.
Poi mi guarda.
“Ma… non possiamo abbatterlo dopo aver montato la cucina?”
…
In quel momento ho smesso di essere un’arredatrice.
Mi sono trasformata in un tappeto.
Mi sono lasciata scivolare sotto la scrivania, piangendo….
E sono rimasta lì fino alla fine del turno.
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