Poi cambia strategia.
— “E invece le fave? A 2 euro e 20? Ma lo sai che cinque chili mi viene un’enormità? Lì — indica il banco accanto — le fanno a due euro!”

Lo guardo, sorrido appena:
— “Sì, ma quelle son da cuocere…”

Silenzio. Un secondo. Poi borbotta qualcosa di incomprensibile, infila un paio di imprecazioni creative nel mezzo, mi lancia uno sguardo che dovrebbe farmi sentire in colpa e se ne va dal vicino, tutto tronfio, come se avesse appena concluso l’affare del secolo.

Passa un’oretta. Io continuo a lavorare, vendo quasi tutto, la giornata gira bene. A un certo punto vibra il telefono.

WhatsApp.

È la moglie.
Educata, gentile, piena di punti esclamativi.
Mi chiede se posso metterle da parte piselli e fave, che il marito sarebbe passato a breve.

Sorrido da solo, guardo le cassette vuote.
Rispondo che va bene.

Dopo poco torna lui. Molto meno sicuro, molto meno spaccone.
Si avvicina e mi dice, abbassando un po’ la voce:
— “Senti… mia moglie vuole che prenda le cose qui. Abbiamo ospiti stasera, dice che vuole assolutamente le tue, per la freschezza…”