Noto supermercato veneto, pomeriggio qualsiasi. Cassa aperta, fila scorrevole, bip bip costante dello scanner che ormai mi fa da colonna sonora di vita. Io concentrata, educata, professionale come sempre.
A un certo punto arriva lui. Il solito cliente “simpatico”. Quello che entra già parlando al telefono, cuffietta nell’orecchio, sorriso a metà, risatina complice con qualcuno che ovviamente non sono io.
Mette le cose sul rullo senza degnarmi di uno sguardo: yogurt, pasta, una confezione di affettato, due birre. Tutto mentre continua imperterrito la sua conversazione fondamentale.
— “Buongiorno, vuole una borsa?”
Lui, senza nemmeno rallentare:
— “Eh ma se non capisce blablablabla… ahahah… no guarda, diglielo tu… blablabla…”
Io penso: ok, magari non ha sentito. Continuo a passare la spesa, bip bip, respiro zen.
— “Scusi, vuole una borsa?”
Niente. Zero. Il vuoto cosmico.
— “Eh certo, dopo chiamo io… sì sì… blablabla…”
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