Edicola–tabaccheria di quartiere, di quelle dove sai già chi entra ancora prima che apra la porta. Io dietro al bancone, giornali sistemati, gratta e vinci allineati, monetine che tintinnano nel cassetto. Mattina tranquilla, almeno finché non entra lei.
Signora sui quarant’anni, figlioletta al seguito, energia da tornado in miniatura.
— “Buongiorno, ditemi pure.”
— “Voglio le figurine degli animali.”
La bambina mi guarda con occhi sognanti, tipo Natale anticipato.
— “Certo. Quante?”
La madre ci pensa un secondo:
— “Quante ne hai?”
Io controllo la scatola:
— “Guardi, ho gli ultimi sei pacchetti.”
— “Va bene.”
Detto così, secco. Sei. Tutti. Fine.
Poi, come se la transazione fosse conclusa, si gira e se ne va dietro alla figlia, che nel frattempo ha scoperto l’angolo dei giochini. Inizia a frugare come un procione: braccialetti, palline, pupazzetti, tutto rigorosamente tirato fuori e appoggiato per terra.
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