Io ormai ho capito: non esisto. Sono un’estensione del nastro trasportatore. Una specie di robot con la divisa.

Finisco di passare tutto, gli dico il totale con voce chiara:
— “Sono 23 euro e 40.”

Lui, senza guardarmi, appoggia la carta sul POS continuando a parlare, come se stesse facendo un favore a entrambi. Bip. Pagamento approvato. Esce lo scontrino.

Glielo porgo.
— “Arrivederci e grazie.”

Silenzio. Nemmeno un cenno del capo. Nemmeno un mmh. Nulla.

A quel punto scatta qualcosa. Non rabbia. Giustizia sociale.

Ripeto, alzando leggermente la voce:
— “Arrivederci e grazie.”

Lui finalmente mi guarda, infastidito, e sbotta:
— “Non vede che sono al telefono??”

E lì, signore e signori, apro la bocca anch’io.
— “E lei non vede che io sto lavorando e lei si fa i cavoli suoi al cellulare?”
— “È maleducato. Non si parla al telefono mentre chi lavora le sta parlando!”

Silenzio. La fila dietro trattiene il fiato. Una signora smette di sistemare le monete. Un vecchietto sorride.