Io lo guardo, serissimo:
— “Guardi, mi dispiace… ma a quest’ora ho finito tutto. Sia i piselli che le fave.”

Si blocca. Sbianca. Tira fuori il telefono.
— “Aspetta che avviso mia moglie…”

Si allontana di due passi.
Parte la telefonata.
Non sento le parole precise, ma le urla sì. Chiare, limpide, rimbombano tra i banchi del mercato come un’eco. Lui che prova a spiegare, lei che non ci sta. Io che continuo a sistemare il banco con una pace interiore mai provata prima.

Chiude, torna, evita il mio sguardo.
— “Vabbè… allora niente.”

Se ne va, a testa bassa.

Io resto lì, respiro a pieni polmoni, guardo il sole che filtra tra i gazebo e penso una cosa sola:

queste sì che so’ soddisfazioni.