Negozio di giochi e giocattoli.
Mattina del 24 dicembre.
Caos più totale dopo un mese infernale.
La porta automatica non fa in tempo a chiudersi che già si riapre. L’aria fredda entra a folate, mescolandosi all’odore di carta da regalo, plastica nuova e panico natalizio. Le casse suonano senza sosta, la stampante degli scontrini sembra sul punto di prendere fuoco e da qualche parte, in sottofondo, una versione strumentale di “Jingle Bells” si ripete per la centesima volta.
Io sorrido. O almeno ci provo.
Lui si aggira per il negozio da alcuni minuti. Ha lo sguardo di chi cerca qualcosa di preciso ma spera che si materializzi da solo su uno scaffale.
Finito di aiutare un altro cliente, mi avvicino con il mio miglior sorriso da “va tutto benissimo, non sono stanco da 23 giorni consecutivi”.
“Se la posso aiutare mi chieda pure!”
“No grazie, tanto so già quello che voglio prendere.”
Annuisco. Perfetto. Uno deciso. Amo i clienti decisi. Torno alla cassa, impacchetto un dinosauro telecomandato, rispondo al telefono (“No signora, la PlayStation non è ricresciuta stanotte, mi spiace”) e dopo cinque minuti lo vedo tornare verso di me.
“Scusa, volevo il prodotto xxx ma non lo riesco a trovare.”
Certo. Classico.
Guardo in magazzino. Apro scatoloni già aperti dieci volte. Controllo dietro pile improbabili di puzzle e monopattini. Torno al computer, digito il codice per sicurezza, anche se so già la risposta.
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