Perché improvvisamente capisco tante cose.
Capisco i linguisti che ricostruiscono lingue morte partendo da tre simboli incisi su una pietra.
Capisco gli archeologi che passano vent’anni a studiare un frammento di tavoletta sumera.
Capisco persino quello che ha decifrato la Stele di Rosetta.
Perché dopo questa conversazione ho finalmente compreso una cosa:
decifrare i geroglifici probabilmente era molto più facile.
Almeno gli egizi, quando disegnavano un falco, intendevano davvero un falco.
Non “il coso dentro l’altro coso sotto quello là”.
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