“Quindi ci sta accusando di rubare?”
“No, non vi ho accusate di nulla. Vi sto controllando, così oggi non ci saranno equivoci.”
A quel punto iniziarono a parlare entrambe, sempre più agitate.
“Questa è una vergogna! Io conosco la responsabile, è una mia amica. Appena le racconto come si sta comportando, sicuramente la manda a casa!”
Indicai la donna dietro il bancone.
“Perfetto, è proprio lì. Però dev’essere un’amicizia molto recente, perché vi sta guardando da dieci minuti e non sembra che siate molto amiche.”
La responsabile continuò a osservarle senza salutarle, avvicinarsi o fare neppure un cenno.
“Tra l’altro, è stata proprio lei a chiedermi di seguirvi. E comunque sono una volontaria, non prendo uno stipendio e, sinceramente, la minaccia del licenziamento perde parecchia efficacia.”
Per qualche secondo rimasero in silenzio. Poi partì una raffica di insulti e, prima di uscire, una delle due annunciò:
“Qui dentro non ci metteremo mai più piede!”
“Bene. Arrivederci.”
Se ne andarono spingendo i passeggini con una tale furia che uno dei bambini dovette aggrapparsi ai lati per non essere sbalzato fuori. La responsabile rimase dietro il bancone a fissarmi a bocca aperta. Mi disse che non riusciva a credere che avessi risposto davvero in quel modo, ma era anche felicissima di essersi finalmente liberata di loro.
Non mi mandò a casa. Quel pomeriggio uscì durante la pausa e tornò con una scatola di pasticcini per tutte.
Le due donne, invece, non si sono più fatte vedere. Da quando hanno smesso di frequentare il mercatino, per una curiosissima coincidenza, anche gli oggetti hanno smesso di sparire.
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