E lì capisco che non si tratta di vendere un giocattolo, ma di assistere a un vero e proprio percorso decisionale canino.

La signora prende una pallina che squittisce e la mette davanti al muso del cane, che però la ignora completamente, come se stesse guardando altrove, e lei commenta sottovoce che evidentemente “non è convinto”, come se il cane stesse valutando il suo futuro ludico con estrema consapevolezza.

Passa quindi a un pupazzo a forma di anatra, il cane lo annusa per qualche secondo e poi, con calma, si siede, e lei interpreta immediatamente il gesto dicendo che quello è “il suo modo di riflettere”, mentre io, dietro al banco, cerco di mantenere un contegno professionale nonostante la scena stia assumendo contorni sempre più surreali.

Nel frattempo arriva un altro cliente, si mette in fila e mi guarda perplesso, come a chiedere se quella specie di consulto psicologico tra la signora e il cane sia davvero parte del servizio, e io gli faccio solo un cenno con la testa, confermando silenziosamente che sì, è tutto reale.

La signora allora prova con un osso in gomma, e questa volta il cane reagisce abbaiando, cosa che la rende visibilmente soddisfatta, anche se tiene a precisare che non è tanto il fatto che abbia abbaiato a convincerla, ma “l’intonazione”, che a suo dire è più un “mh” che un vero “bau”, segno evidente che il cane è rimasto colpito in maniera emotivamente significativa.