Mi stringono la mano.
Si fanno educatamente da parte.
E con voce benevola mi dicono:
“Vai Gio’. Questo bonus te lo sei meritato. Te lo dobbiamo.”

Dentro di me la risposta è già pronta, affilata come una sciabola.
La sfodero.

“Ci sono tre casse, signora.”
Pausa.
“Le garantisco che la ‘due’, da qualsiasi parte Lei le guardi… è sempre quella nel mezzo.”

Il colpo è netto.
Ma lo camuffo perfettamente con un tono gentile, pacato, quasi affettuoso.
Tecnica raffinata: stoccata verbale con sorriso incorporato.

Torno verso la cassa.

E lì incrocio il suo sguardo.

Non è offesa.
Non è irritata.
È… ammirata.

Mi osserva con indice e pollice vicino alla bocca, come se avessi appena risolto un enigma esistenziale.
Le sorrido.

“Giovanotto… il suo ragionamento non fa una grinza. Sa che non ci avevo pensato?”