Lavoro in un’azienda vinicola in Toscana, e durante le degustazioni ne vediamo di tutti i colori.
L’estate scorsa arriva un gruppetto di turisti: quattro amici, tutti sui quarant’anni. Uno di loro — camicia bianca, occhiali da sole costosi e quell’aria da “io so tutto” — prende subito il comando.

Appena varca la porta della sala degustazione, annusa l’aria e dice:

«Ahhh… sento già le note fruttate. Sarà un’annata del 2015, giusto?»

Io sorrido e non commento, perché l’odore era quello della torta di mele che stava cuocendo in cucina, non certo del vino.

Iniziamo la degustazione. Verso il primo bicchiere di rosso, lui lo prende, lo gira nel calice e comincia con un monologo da sommelier televisivo:

«Eh sì, questo ha un bouquet che ricorda la ciliegia marasca, con una leggera nota di cuoio e… no, aspettate… un retrogusto di tabacco dolce.»