Scorro mentalmente l’elenco dei piatti. Ne prendo uno completamente a caso, scelto con la stessa logica con cui si lancia una monetina.

“Ahhhh!!! Sì, adesso ricordo!” dico con entusiasmo improvviso.
“Ti hanno mandato il pacchioditosoru… no?”
“Quello con questo, quest’altro, e quell’altra cosa lì.”
(Nome ovviamente fittizio, ma detto con una sicurezza degna di un premio Oscar.)

Dall’altra parte:
“Esatto! Proprio quello!”

E in quel momento capisco tutto.
Capisco che non stiamo parlando dello stesso piatto.
Capisco che non ha idea di cosa stia ordinando.
Capisco che, incredibilmente, va bene così.

Chiudo l’ordine. Saluto. Riattacco.

Resto fermo qualche secondo, guardando il vuoto, poi mi dico:
Solo una settimana.
Una sola settimana e chiudo per ferie.