La donna e i suoi 2 figli non stanno provando vestiti né controllando i prezzi. Sono seduti sopra un grande tavolo espositivo, proprio in mezzo alle pile di maglie che gli altri clienti dovrebbero poter raggiungere.

Mi avvicino con calma e chiedo loro di alzarsi. Non è una sedia e, oltre a coprire la merce, il piano non è progettato per sostenere 3 persone.

“Lei non può dirmi dove devo sedermi. Sto spendendo 500 € in questo negozio e ho diritto a riposarmi.”

Non vedo borse, capi scelti o un carrello che suggerisca una spesa da 500 €, ma evito di farlo notare.

Le spiego che è una regola del punto vendita (nonché di educazione) e che non è possibile sedersi sulle isole destinate ai prodotti.

Si alza, resta in piedi forse 5 secondi e poi torna a sedersi, invitando anche i figli a fare lo stesso. Decido di non trasformare il reparto in un processo e avviso la responsabile. Nel frattempo un’altra cliente mi raggiunge e domanda sottovoce quale problema abbia quella signora.

La responsabile le ripete che deve liberare il tavolo: è seduta tra la merce, il tavolo non è progettato per essere una sedia e sta impedendo agli altri clienti di vedere e prendere la merce. Questa volta la donna si allontana.

Mi allontano e quando incontro una collega le racconto l’episodio (a dire il vero ero piuttosto incazzata), ricordo che ho detto una cosa del tipo:

“Non faccio io le regole. Se ti chiedo gentilmente di alzarti, alzati, perché devi prendertela con me?”

Poi, sicuramente dico qualcosa del tipo “che situazione del ca220” ma niente di più: non insulto nè lei, nè i figli.

Fatto sta che poco dopo torno in cassa e vedo nuovamente la donna. Non ha nulla in mano. Le chiedo comunque se debba pagare qualche articolo.