Lavoro alla cassa di una catena di supermercati. Di solito il turno scorre tra codici a barre e carte fedeltà.
Ogni martedì, però, verso le 16 arriva lui. Fra colleghi lo chiamiamo “il negoziatore”. Compra pochissimo: quasi sempre 1 litro di latte biologico, qualche volta una pagnotta. Per lui, però, i prezzi esposti sono soltanto l’inizio di una trattativa.
Martedì scorso fuori pioveva forte. Appoggia il latte sul nastro, vede comparire 1,99 € e si sporge verso di me.
“Con questo tempo non entra nessuno. Il latte rimane lì e domani è più vicino alla scadenza. Le do 1,50 € e facciamo lo sconto pioggia.”
Gli spiego che non decido io i listini e sulla cassa non esiste il tasto “maltempo”.
“Ma deve ragionare commercialmente. Meglio vendere a meno che non vendere affatto.”
Dietro di lui si forma la fila. Una signora guarda il latte, poi la pioggia oltre le vetrate, forse chiedendosi se con un temporale abbastanza forte potrebbe ottenere gratis il carrello.
Il negoziatore mi spiega domanda, offerta, scorte ferme e perfino l’effetto dell’umidità sul pane. Ha il tono di un professore di economia, ma in mano tiene 1 litro di latte.
Una settimana prima era arrivato con 2 sacchetti di patatine e una salsa.
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