Lavoro in un ristorante-pizzeria molto frequentato, uno di quei posti dove il sabato, senza prenotazione, puoi tranquillamente rassegnarti a mangiare altrove.

La sala principale è stretta, praticamente un corridoio con due file di tavoli. Per questo, quando qualcuno prenota, chiediamo sempre il numero esatto delle persone e se ci sono bambini piccoli, seggioloni o passeggini. Non per curiosità: semplicemente dobbiamo capire dove mettere tutti senza impedire ai camerieri di passare con piatti bollenti in mano.

Un sabato, verso le 14:30, si presenta una comitiva di otto persone.

Controlliamo la prenotazione.

Era per sei.

Faccio presente la cosa e uno di loro mi tranquillizza subito: in realtà non sono nemmeno otto.

“Stanno arrivando altri due nostri amici.”

Quindi una prenotazione per sei è diventata improvvisamente una tavolata da dieci.

Il locale è pieno, ma ci mettiamo comunque a spostare tavoli e sedie per cercare di sistemarli. Non è comodissimo, ma riusciamo quasi a trovare una soluzione.

Poi arrivano gli ultimi due.

Con loro ci sono anche due gemelli in un passeggino doppio enorme e una neonata in un’altra carrozzina.

A quel punto la sala principale diventa semplicemente impraticabile. Se mettiamo entrambi i passeggini accanto al tavolo, i camerieri non riescono più a passare.