E lì ho perso la pazienza.

Non ho nemmeno urlato. Non ne valeva la pena. Ho solo detto:
— “Guardi… vada a fare in ***.”
E ho attaccato.

Lo so, non è elegante.
Ma era la prima volta in vita mia che un servizio clienti riusciva a darmi torto su una cosa che era palesemente assurda, usando come scusa una minaccia invisibile: gli omonimi con lo stesso documento d’identità che rispondono al mio cellulare.

In pratica, secondo XXX, c’è un multiverso di Daniela Rossi che vivono nel mio quartiere, conoscono la mia voce, rispondono al mio telefono e hanno il mio documento.
Non so se essere spaventata o affascinata.

Questa è la storia di come, per una volta, non sono riuscita a restare educata.
E di come, in Italia, nel 2025, la colpa è sempre di chi riceve, mai di chi sbaglia.

Ma tranquilli eh, lo fanno per tutelarci.
Siamo protetti. Dai pacchi. Da noi stessi. E dagli omonimi.