Poi alza di nuovo gli occhi su di me.

— “Ma qui c’è scritto 49,90.”

— “Sì, esatto. 49,90.”

Mi fissa. Non con ostilità. Con sospetto. Come se io fossi solo il portavoce di un sistema di prezzi più grande e oscuro.

— “Quindi… sono 49,90?”

Faccio un respiro profondo. Di quelli che fai quando stai per contare fino a dieci, ma sai già che non basterà.

— “Sì, signore. Proprio così.”

Annuisce lentamente. Ma non è convinto. Lo vedo. Il suo cervello sta lavorando. Sta cercando la fregatura. Sta pensando: nessuna cosa costa davvero quello che c’è scritto.

Passano un paio di secondi. Poi arriva la domanda, inevitabile:

— “E con lo sconto?”

— “Non è in sconto, signore.”

— “Ah.”

Pausa. Lunga. Lunghissima. Lui guarda il prodotto. Guarda il bancone. Guarda il vuoto, come se stesse consultando un’entità superiore.