Quel ah che non significa niente, ma serve a non ammettere di aver perso.

Paga. Con la carta. Ovviamente. Il display segna 49,90. Non esplode nulla. Nessun colpo di scena.

Gli porgo il sacchetto. Lo prende, lo guarda come se potesse ancora cambiare prezzo all’ultimo secondo. Poi, prima di andarsene, si gira verso di me e sgancia l’ultima perla di saggezza:

— “Comunque dovreste mettere il prezzo più chiaro.”

Annuisce una volta. Missione compiuta. E se ne va.

Io resto lì, dietro al bancone, a fissare il punto dove fino a un attimo prima c’era scritto 49,90 in caratteri giganteschi.

E mi chiedo quale sarebbe, per lui, un prezzo davvero chiaro.
Forse inciso nella pietra.
Forse urlato da un megafono.
O forse, semplicemente, uno che non esiste.