Nel negozio di abbigliamento è il periodo dei buoni da 5 €. Arriva lei, “La splendida”, con 2 camicie e l’aria di chi non è ancora convinta neppure di essere entrata volontariamente.

Mentre passo gli articoli, mi chiede i prezzi.

“Una costa 10,95 €, l’altra 12,95 €. Vuole anche il sacchetto?”

“E perché? Quanto mi costa?”

“1 centesimo.”

Fa un cenno con la testa, quindi aggiungo il sacchetto e le comunico il totale. Lei mi consegna il buono da 5 € e io applico lo sconto.

“Ma cosa mi costa il sacchetto?”

“Nulla, signora. Il sistema arrotonda il totale, quindi il centesimo del sacchetto non lo paga.”

Pensavo fosse una buona notizia. Invece la signora guarda prima lo scontrino, poi le camicie.

“Beh, comunque non ne vale la pena… spendere un buono per materiale di questo tipo… bah…”

“Mi scusi, non ho capito.”

Mi spiega che è entrata soltanto perché aveva il buono, che ormai l’ha speso ma il materiale delle camicie non vale quello che sta pagando.

“Signora, naturalmente è libera di decidere dove acquistare. Nessuno l’ha obbligata a prendere questi capi.”

“Sì, però i buoni attirano.”

Oh mamma mia, ma veramente?

A quanto pare non avevamo distribuito una promozione da 5 €, ma una tentazione irresistibile capace di trascinare persone innocenti dentro il negozio e costringerle a comprare 2 camicie.

Vado a confessarmi perché distribuisco buoni da perdizione.