Lui non si scompone.

“Appunto. Qualcuno avrà mangiato i cornetti e avrà buttato il sacchetto nel cestino all’uscita. Io l’ho trovato lì. Non si può più raccogliere una cosa da un cestino?”

“Noi non possiamo dimostrare che li abbia mangiati lei, ma capisce perché la sua spiegazione sembri piuttosto strana?”

“Non vedo che cosa ci sia di strano. Sto pagando il whisky, no?”

Ed era proprio quello il punto.

Non erano i 2 cornetti a mandarmi in bestia. Era quel tono tranquillo, la certezza di poterci raccontare qualsiasi cazzata e farla passare per vera soltanto perché non avevamo la prova materiale del contrario.

L’unica certezza era che quell’etichetta fosse stata stampata durante la giornata. Per il resto, non potevo accusarlo né addebitargli un prodotto senza averlo visto consumarlo.

Dietro di lui la fila cominciava ad allungarsi. Ho dovuto chiudere la questione, incassare il whisky e mandare avanti la cassa.

L’uomo ha sistemato la bottiglia nel suo cartoccio recuperato, secondo lui, dal cestino dei rifiuti posto all’uscita, poi se n’è andato con la stessa aria distinta con cui era arrivato.

Era convinto che fossi io a bere.

A bere le sue cazzate.

In questo bastardo mondo della vendita, a volte devi lasciar correre anche quando sai perfettamente che ti stanno prendendo in giro. Lui si è portato via il whisky e, molto probabilmente, anche 2 cornetti salati.

A me, invece, è rimasta soltanto una gran voglia di vomitare.