Andrea, 52 anni.
Lavoro in un negozio di materassi dal 2001.
In 25 anni di materassi pensavo di aver visto tutto: gente che ci si butta sopra con le scarpe sporche, clienti che arrivano con la radiografia della schiena e altri che trasformano la prova in un pisolino. Ieri, però, ho dovuto aggiornare la classifica.
Entra una coppia sulla settantina, molto distinta. Lei procede decisa, lui la segue con l’aria rassegnata di chi ha già capito che quel giorno non comanda.
Dopo un rapido giro si fermano davanti a un materasso memory di fascia alta, uno di quelli che ti coccolano finché non ti svegli chiedendoti se sei ancora nel tuo letto o sopra una nuvola.
Comincio a spiegarne le caratteristiche, ma lei mi ferma con un gesto della mano.
“No, grazie. Voglio provarlo.”
Ci sta. Si sdraia, sistema la testa sul cuscino, chiude gli occhi e dopo neanche 2 minuti comincia a russare. Ma russare davvero, con tanto di eco nel reparto.
Il marito scoppia a ridere.
“Succede sempre, è il suo talento.”
Io, un po’ imbarazzato, provo a svegliarla piano. La chiamo, le tocco leggermente una spalla, niente. Più insisto, più lei si gira su un fianco e si sistema come se fosse nel letto di casa.
A quel punto il marito, con la calma di chi evidentemente ha già vissuto quella scena parecchie volte, mi guarda e dice:
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