Gli chiarisco che non stiamo mettendo in dubbio la sua onestà. È la procedura applicata a tutti, residenti e turisti, perché il noleggio continua a rispondere del mezzo anche dopo che è uscito dal piazzale.

“Non ce l’ho. Non farmi perdere tempo e prepara il contratto.”

“Senza una carta non posso noleggiarle lo scooter.”

L’uomo apre il portafoglio, mi mostra le banconote e ne getta alcune sul tavolo.

“Vedi questi? Servono soltanto i soldi e io li ho.”

Raccolgo le banconote senza perdere la calma e gliele restituisco. Il denaro basta a pagare il noleggio, non a sostituire la garanzia richiesta dal contratto.

Gli spiego che una multa può arrivare anche dopo 2 mesi e che il deposito serve anche nel caso in cui il motorino torni danneggiato.

Se gli consegnassi lo scooter senza registrare una carta, potrei ritrovarmi settimane dopo con una sanzione intestata all’attività oppure con un mezzo da riparare e nessun modo per recuperare la spesa. Lui continua però a rispondere che abita lì, come se la residenza rendesse impossibili multe, incidenti e danni.

“Voglio parlare con il proprietario.”

“Sono sua figlia e le regole non cambiano. Non possiamo aiutarla.”

Esce sbattendo la porta e continua a insultarci davanti agli altri clienti, dicendo che siamo diventati improvvisamente dei pezzenti perché chiediamo la carta.

“Siete sempre stati zingari e adesso all’improvviso la carta di credito, ma guarda sti pezzenti!”

Gli altri presenti hanno seguito la discussione dall’inizio e rimangono a guardarlo mentre si allontana. Io rimetto a posto il contratto mai compilato e le chiavi dello scooter nuovo che aveva già scelto.

Il mezzo resta nel piazzale, perfettamente disponibile per qualcuno disposto a presentare i documenti richiesti.

Non lo avevamo mai visto prima. Ma, naturalmente, era un compaesano.