Era la sera della finale degli Europei e il banco salumeria sembrava sotto assedio. Il supermercato era pieno di persone che compravano affettati, formaggi e qualsiasi cosa si potesse mettere in tavola davanti alla partita.

Ero sola al banco e stavo servendo una signora indecisa sulla quantità di formaggio. Mi aveva indicato un peso, ma mentre affettavo contava le fette per capire se sarebbero bastate. Arrivata quasi alla grammatura richiesta, le chiedo se preferisca fermarsi o aggiungerne ancora una.

Dall’altra estremità del banco sento una voce:

“Ma quanto devo aspettare per un cornetto? Che già lo sto digerendo!”

Mi giro insieme alla cliente che sto servendo e alle altre persone in fila. Una signora mi fissa con l’aria di chi ritiene di aver subito un torto gravissimo.

Per un momento penso che abbia ordinato il cornetto molto tempo prima e che qualche collega si sia dimenticato di servirla. Invece no: era appena arrivata e non aveva ancora aspettato neppure il proprio turno.

“Signora, purtroppo sono da sola. Non posso interrompere una cliente mentre la sto servendo perché lei ha fretta.”

“Io devo prendere soltanto un cornetto.”

“Certo, ma prima di lei ci sono altre persone che devono prendere soltanto qualcos’altro.”

La cliente davanti a me ricomincia a contare le fette, mentre la signora del cornetto sbuffa abbastanza forte da farsi sentire in tutto il reparto. Pensavo che se ne sarebbe andata, privandoci dolorosamente della sua presenza. Invece rimane.

Aspetta che finisca di servire la cliente del formaggio e anche un’altra signora arrivata prima di lei. Quando finalmente tocca al suo cornetto, glielo porgo nel sacchetto.

Lo prende senza ringraziare e si allontana.

Considerando i tempi della fila, avrebbe potuto averlo digerito davvero. Prima, però, avrebbe dovuto almeno mangiarlo.