Moglie e marito, decisi, passo spedito, arrivano al banco come se avessero appena scoperto un’ingiustizia epocale. Senza nemmeno salutare, iniziano a discutere con il cliente, con il commesso e con l’universo intero.
«Noi c’eravamo prima!»
«È una maleducazione passare avanti!»
«La fila si rispetta!»
«Non esiste proprio!»
«Bla bla bla!»
Il cliente con l’86 li guarda perplesso, il commesso mantiene una calma olimpica e risponde:
«Signori, io ho chiamato il numero 85 più volte. Non si è presentato nessuno, quindi sono passato al 86.»
Io, che ho assistito a tutta la scena dall’inizio alla fine, annuisco e confermo:
«Sì, confermo. Ha chiamato l’85 diverse volte.»
A quel punto mi aspetto una presa di coscienza, magari un “ah, scusate”.
E invece no.
Con tutta l’arroganza accumulata in anni di corsie del supermercato, se ne escono con la frase definitiva:
«Eh, ma Lei ci poteva avvertire che aveva chiamato l’85!
Stavamo qui a fianco a fare la fila per la panetteria!»
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