Intorno a lei ci sono famiglie, coppie e gruppi di amici, tutti colpevoli di avere avuto esattamente la sua stessa idea. Lei, però, li osserva come se fosse l’unica persona autorizzata a uscire di casa durante le feste.
“Ma che cosa ci fa tutta questa gente qui in un giorno di festa? Non ce l’hanno una casa? Non si vergognano?”
Giuro che provo a trattenermi. Cerco una risposta professionale, respiro e conto mentalmente fino a un numero che evidentemente non basta.
“Signora, fanno la stessa cosa che sta facendo lei.”
Per qualche secondo non dice più nulla. Io le consegno il caffè e torno al banco.
La mattinata fiacca era ufficialmente finita, insieme alla mia diplomazia.
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