“In che senso non va bene, signora?”
“È troppo forte per me.”
Guardo la bottiglia.
Guardo la signora.
Guardo di nuovo la bottiglia.
“Signora… il vino è stato aperto.”
“Certo.”
Lo dice con la serenità di chi non vede alcun problema.
“Ed è stato anche bevuto.”
“Certo.”
Ancora più tranquilla.
“Signora, non posso riprendere una bottiglia aperta e consumata.”
Lei mi guarda sinceramente stupita.
Come se fossi io quello strano.
“Ma scusi…”
Pausa.
“Se non l’assaggio, come faccio a sapere che non mi piace?”
E lì ho capito che stavamo ragionando su due pianeti diversi.
Nella mia testa una bottiglia aperta e bevuta non era più restituibile.
Nella sua, invece, il reso era semplicemente la fase successiva della degustazione.
Per qualche secondo sono rimasta in silenzio a cercare una risposta.
Lei invece mi guardava convinta di aver appena pronunciato l’argomentazione definitiva.
E, a essere onesti, nel suo cervello il ragionamento era perfettamente logico.
Peccato che seguendo la stessa teoria avremmo dovuto accettare anche il reso delle bistecche dopo cena, delle scarpe dopo una maratona e delle vacanze dopo il rientro.
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