Nel reparto intimo passo buona parte del turno a richiudere confezioni che, teoricamente, i clienti non dovrebbero aprire. I pigiami sono piegati dentro scatole trasparenti, con modello, colore e taglia ben visibili, ma per alcuni guardarli dall’esterno non è abbastanza: devono liberarli, allargarli e lasciarli sul tavolo come se avessero appena terminato un’autopsia.

Vedo una signora che comincia a toccare tutte le confezioni e mi avvicino.

“Buongiorno, se cerca una taglia posso aiutarla.”

“No, grazie.”

Non mi guarda neppure. Si allontana, poi torna e riprende a spostare tutto. Solo allora capisco che prima stava parlando al telefono e quel “no, grazie” forse non era nemmeno rivolto a me.

Le chiedo nuovamente se ha bisogno e stavolta mi indica un pigiama. Cerca una M, gliela porto e lei pretende che apra la confezione.

“Il modello si vede anche da fuori e le confezioni non andrebbero aperte.”

“Io devo controllarlo bene. Come faccio a sapere se mi piace?”

Alla fine cedo, soprattutto perché ormai mi immagino altri 20 minuti di discussione. Tolgo il pigiama dalla scatola, lo apro sul tavolo, glielo mostro davanti e dietro.

“Perfetto, va benissimo.”

“Allora glielo lascio qui.”