Avevo 16 o 17 anni ed ero al mio primo lavoro, in una tavola calda siciliana della provincia di Catania. Era domenica sera e davanti al banco c’era una fila che, nei miei ricordi, conteneva almeno 620 persone. Magari erano meno, ma quando sei solo e tutti ordinano 20, 30 o 40 pezzi, la matematica diventa emotiva.

Tra le specialità avevamo gli arancini, sì, al maschile: eravamo in provincia di Catania, non cominciamo guerre che avevo già abbastanza problemi quella sera.

In esposizione erano rimasti 8 arancini al pistacchio. Un cliente li indica e mi dice che li vuole tutti. Nessun problema: mentre preparo il vassoio, l’uomo dietro di lui comincia a protestare.

“Ah, se li porta via tutti? Non ne lascia nemmeno uno agli altri?”

Intervengo subito, spiegando che in cucina ne abbiamo già altri 15 quasi pronti e che, se vuole, possiamo prepararne quanti gliene servono.

“Non è questo il punto. Non è corretto prenderli tutti.”

Il primo cliente gli risponde che è arrivato prima e che può acquistare quello che vuole. Nel giro di pochi secondi passano dagli arancini all’educazione, dall’educazione alle famiglie e dalle famiglie agli spintoni.