Vi narro una storia.

PROLOGO

Lavoro in un negozio in una zona alluvionata.

Causa rottura di un argine, è entrata nell’edificio quasi un metro e venti d’acqua, portando via roba dagli scaffali, rovesciandone molti altri e ovviamente sporcando ovunque perché è acqua di fiume, quindi non proprio pulita.

Più o meno tutto il Paese è messo come noi.

Da 3 giorni siamo dentro, a liberare e a fare il possibile.

Primo giorno senza luce, poi il secondo, riescono in qualche modo ad accendere almeno quella dei lampadari.

CAPITOLO 1
Porte antincendio spalancate per far uscire tutta l’acqua e il fango.

Porta d’ingresso chiusa, sbarrata e infangata, ma pulita a “livello sguardo”.

Fuori mobili accatastati, sacchi neri impilati alla meno peggio, fango che scorre ovunque verso le uscite, noi con stivali in gomma che affondiamo ad ogni passo e spingiamo fuori roba, il fango che a momenti ci impregna pure i capelli; le mensole degli scaffali accatastate e melmose all’ingresso.

Siamo ormai sfinite e poi lo sentiamo.

TOC.. TOC..

Ci fermiamo, ci guardiamo tra noi, guardiamo i ragazzi della manutenzione. No, non è stato niente.

Poi di nuovo

TOC… TOC… TOC. Più forte, più insistente.

Una mia collega allunga lo sguardo alla porta d’ingresso e lì con il naso attaccato al vetro c’è una sagoma.

“Ma per entrare, che devo comprare?”.

Ci sono 10 secondi in cui la mia collega resta in silenzio, secondi in cui pensa e spera come tutti che sia uno scherzo.