Lavoro in un locale che prepara cibo da asporto.
Arriva una coppia, ordina e domanda quanto dovrà aspettare.
“Circa 30 minuti.”
I 2 escono. Dopo appena 10 minuti sono già di ritorno.
“Non è ancora pronto?”
“No, vi avevamo indicato un’attesa di circa mezz’ora.”
Riprendiamo a lavorare sugli ordini. Passano altri 18 minuti, quindi siamo ancora perfettamente dentro il tempo comunicato.
La ragazza, però, comincia a protestare contro i ragazzi delle consegne. Poi entra nel locale urlando.
“È inammissibile! Vi dovete vergognare, sono 2 ore che aspetto!”
Continua ad aggiungere accuse mentre il compagno diventa sempre più rosso.
Proprio in quel momento la cucina termina il loro ordine. Guardo l’orologio: sono trascorsi esattamente 30 minuti.
Le porgiamo il sacchetto con tutta la soddisfazione che la situazione consente.
“Prego, signora: 30 minuti precisi.”
Lei si interrompe, abbassa lo sguardo, prende il cibo ed esce senza aggiungere una parola.
Il marito la segue, ma prima si gira verso di noi.
“Scusate.”
In mezz’ora avevamo preparato la cena e assistito al passaggio di 2 ore. Un servizio completo.
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