Le osservò a lungo. Non c’era fretta nei suoi gesti. Le prese in mano una per una, come se stesse valutando un carattere, non un oggetto.
«Queste sembrano aggressive,» disse delle zincate.
«Queste troppo frivole,» delle colorate.
Poi restò qualche secondo in silenzio davanti alle normali.
«Queste… non mi danno fiducia.»
Ne staccò una dalla confezione. La tenne tra le dita, la fece scorrere lentamente, la piegò appena, con una delicatezza quasi affettuosa.
«Secondo lei,» disse infine, alzando lo sguardo, «una graffetta può avere un’etica professionale?»
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