Parte senza cintura. Io glielo faccio notare.
— Io la metto solo se sento che serve.
Interessante concetto di sicurezza preventiva. Tipo l’ombrello solo quando sei già bagnato.
Alla prima rotonda entra come se fosse una qualifica di Formula 1.
Alla seconda mi guarda serio e chiede:
— Ma questi specchietti si usano sempre o solo in città?
Io respiro. Dentro conto fino a dieci. Poi fino a venti. Poi fino al giorno della pensione.
Alla terza curva inchioda senza motivo.
La macchina dietro suona.
Lui ride.
— Eh, questi non hanno riflessi.
No, certo. Gli altri sono NPC.
Provo a spiegargli due cose: precedenze, distanza di sicurezza, il concetto base che le altre auto non spariscono quando le ignori.
Mi interrompe con aria quasi dispiaciuta:
— Comunque io l’esame lo faccio giusto per avere il foglio. Tanto so già guidare.
E lì capisco tutto.
Non è inesperto.
È irrecuperabile, che è diverso.
Continuiamo.
Sorpassa dove non si può.
Frena dove non serve.
Accelera dove sarebbe meglio pregare.
Ogni tanto commenta:
— Questa macchina è un po’ lenta, eh.
— Io col joystick andavo meglio.
— Ma tanto se succede qualcosa freno.
Sì. Come no. Con la forza del pensiero.
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