Dopo mezz’ora netta — che a me sembrano due vite e mezzo — gli faccio accostare.
Parcheggio pulito per puro caso. Scende soddisfatto, stiracchiandosi.

— Bella guida, no?

Io lo guardo.
Lo guardo come si guarda uno che ha appena acceso un falò in salotto e chiede se scalda.

Gli dico che per oggi è abbastanza.

Ride. Scende.
Chiude la portiera con troppa sicurezza.
E prima di andarsene mi fa:

— Allora ci vediamo per l’esame!

Io resto seduto. In silenzio.
Lo fisso.
Poi, senza cambiare espressione, aggiungo:

— Certo. Dopo altre otto lezioni, forse. Quando saprai dove stanno gli stop.

Lui si blocca.
Mi guarda confuso. Offeso. Tradito.
Come se gli avessi appena detto che Babbo Natale non ha la patente.

— Ma… davvero?

Io sorrido.
Sorriso piccolo. Educato. Definitivo.

Chiudo la portiera dal mio lato.
Accendo il motore.
E mentre parto penso che sì, forse GTA insegna a guidare.

Ma solo se vuoi finire sempre con “Mission failed”.