Un assorbente **aperto**, intero, piazzato orizzontale sulla bocca e attaccato con la parte adesiva direttamente alle labbra. Le “ali” penzolavano ai lati della faccia come se stessero salutando la folla.

Io sono rimasto lì qualche secondo in silenzio, mentre il cervello cercava disperatamente di trovare una spiegazione logica alla scena.
Tipo: magari è una nuova linea di dispositivi medici.
Magari è un esperimento sociale.
Magari sono io che sto avendo un ictus.

Nel frattempo il ragazzo che stavo servendo aveva seguito il mio sguardo e aveva capito.

È diventato color **bordeaux intenso**, con le guance gonfie come un pesce palla per non scoppiare a ridere.

Io, con la faccia di bronzo più professionale che potessi sfoderare, cerco di comportarmi come se fosse la cosa più normale del mondo.

La signora continua a parlarmi tranquillissima, con questa specie di **pannolino facciale** che si muove a ogni parola.

E a un certo punto mi rendo conto che la fila dietro di lei sta iniziando a capire anche loro.

Vedo gente che si gira dall’altra parte.
Una signora che finge di guardare il telefono ma sta tremando.
Uno che si copre la bocca con la mano come se stesse tossendo.

Io finisco di dare le informazioni con una calma che nemmeno un diplomatico dell’ONU.

La signora ringrazia, se ne va, sempre con il suo assorbente aerodinamico appiccicato alla faccia.