Silenzio.

Io resto lì, colpevole, affranto, improvvisamente consapevole di aver infranto una legge antica, probabilmente tramandata oralmente dal Medioevo. In quel preciso istante capisco: qui vigono usanze non conformi al resto del pianeta.

Qui si può essere in coda anche stando fuori.
Forse anche da casa.
Basta comunicarlo al vicino dalla finestra, che funge da testimone notarile.

Esco velocemente, con l’umiltà di chi sa di aver sbagliato pur senza sapere come. Provo a spiegare, ben consapevole che nessuna parola potrà salvarmi:

“Scusatemi, non avevo capito che eravate in coda! Non volevo assolutamente passarvi davanti!”

Risposta: una sinfonia di grugniti sarcastico-ironico-intimidatori.

“Eh beh… ci ha visto bene, siamo qui…”
“Eheheh… come no?”
“Ci manca solo che lo fa apposta…”
“Abbiamo anche noi da fare… eheheh… come lei, no?”

Nota a margine: età media 85 anni. Il più giovane era maggiorenne al matrimonio della Regina Elisabetta.

Capisco che è finita. Mi ritiro in un angolo della piazzetta, in penombra, dove nessuno mi guarda e nessuno mi parla. Divento un’ombra. Un monito. Un esempio per i futuri foresti.

Arrivano altre due persone dopo di me. Non entrano. Si fermano automaticamente fuori. Loro sanno.
Io no.