È un qualsiasi lunedì.
Di quelli senza personalità, senza eventi memorabili, senza alcuna promessa se non quella di arrivare a sera.

Il cartello sulla vetrina è chiaro, grande, leggibile anche da chi passa distratto:
Apertura 9:00–13:00 / 15:00–19:00.
Non scritto in codice, non in dialetto antico, non in alfabeto sumero. Italiano base.

Sono le 13:20.
Il negozio è chiuso.
Io sono nel retrobottega del mio laboratorio, immerso in quella rara e preziosa mezz’ora di tregua che separa la mattina dal pomeriggio. Smonto, pulisco, lubrifico, sistemo attrezzature. Quelle cose invisibili che nessuno considera lavoro, ma senza le quali il lavoro vero non esisterebbe.

Il campanello suona.

Non un din.
Un DIN DIN DIN DIN, di quelli che comunicano urgenza, frustrazione e una certa convinzione di avere ragione.

Il primo pensiero è razionale:
Sarà il corriere.
Il secondo è superstizioso:
O il postino, speriamo senza una simpatica busta verde.