Sospiro, mi pulisco le mani, mi avvio verso l’ingresso. Attraverso la vetrina vedo una donna con l’aria di chi ha appena perso cinque minuti di vita e li vuole indietro, con gli interessi. Sta ancora premendo il pulsante, come se suonare più forte potesse cambiare lo scorrere del tempo.
Apro.
“Oh, finalmente!”
Un’esclamazione che, già da sola, basterebbe a far capire come andrà a finire.
“Buongiorno, come posso aiutarla?”
“Tu sistemi i computer con la mela morsicata, vero?”
Già qui capisco che la giornata sta prendendo una piega interessante.
“Il portatile dell’ufficio non mi fa vedere certe pagine, poi ha forse dei virus, non lo aggiorno dalle guerre puniche, la batteria ha l’autonomia di un opossum, per farlo funzionare deve essere sempre collegato alla corrente. Me lo sistemi?”
Respiro. Annuisco. Professionalità.
“Ho poco tempo eh. Senza computer non posso stare, mi serve per lavoro. E deve funzionare anche a batteria.”
“Controllo subito se ho la batteria corretta in magazzino…”
“Me lo sai dire subito?” mi interrompe.
“Santo cielo! Mi stanno aspettando al ristorante qui accanto, è ora di pranzo!”
Ora, io capisco molte cose nella vita.
Non capisco perché il pranzo al ristorante debba essere compatibile con la sostituzione di una batteria, aggiornamenti di sistema e manutenzione completa di un computer usato come fermacarte per dieci anni.
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