È successo parecchi anni fa, quando le banconote da 500 euro erano già abbastanza rare da sembrare creature mitologiche.
Un cliente arriva in cassa con pochissima spesa, meno di tre euro in tutto.
Passo gli articoli.
“Sono 2,90 euro.”
Lui annuisce, apre il portafoglio e mi porge una banconota da 500 euro.
La guardo e penso che forse non ne avevo mai vista una prima di allora.
A quel punto guardo la banconota e poi scruto un po’ il tizio.
Non tanto perché sospettassi qualcosa, quanto perché avevo appena aperto la cassa e non avevo assolutamente il fondo necessario per dare quasi cinquecento euro di resto.
Così gli dico:
“Mi dispiace, ma non ho abbastanza contanti per darle il resto. Ho aperto da poco e in cassa non c’è quella cifra.”
Lui cambia subito atteggiamento.
“Eh, ma io devo cambiarla.”
“Capisco, però non ho materialmente il denaro per farlo.”
Continuo a spiegare che il problema non era la banconota, ma il resto da consegnare.
Lui però insiste.
E a un certo punto se ne esce con una domanda che mi lascia perplesso.
“Mi stai dicendo che è falsa?”
“No.”
“Mi stai dicendo che è falsa?”
Lo ripete con più decisione.
“Assolutamente no. Sto dicendo che non ho quasi cinquecento euro da darle di resto.”
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