Sono in fila al supermercato quando la cliente davanti a me decide di pagare con la carta.

Accanto al terminale c’è un cartello ben visibile che avvisa: per quel tipo di pagamento può essere richiesto un documento d’identità.

La cassiera glielo chiede.

“Come sarebbe? Non mi hanno mai chiesto i documenti. È una cosa inammissibile! Ho sempre pagato così.”

La dipendente indica il cartello e prova a spiegarle che si tratta di una verifica a tutela del titolare della carta.

“Sì, ma a me non li hanno mai chiesti. Perché proprio oggi?”

La fila si allunga. La cassiera continua a guardare il cartello, forse sperando che cominci a parlare al posto suo, mentre la signora ripete che una richiesta simile non è possibile.

Dopo diversi minuti, i miei cocomeri decidono di non resistere oltre.

“Signora, sarebbe fantastico se le rubassero la carta e nessuno chiedesse i documenti alla persona che la usa.”

Lei guarda me, poi la cassiera e infine il cartello. Per un momento sembra volere decapitare qualcuno, ma alla fine apre la borsa, prende la carta d’identità e la mostra.

Il pagamento viene completato in pochi secondi.

La carta d’identità era sempre stata nella borsa e mostrarla ha richiesto meno tempo di una sola delle proteste precedenti.

Dalla fila parte un applauso spontaneo. Non per la cassiera, non per me: probabilmente per il documento, che alla fine era riuscito a uscire dalla borsa.