Questa volta non ero il commesso. Ero semplicemente nel posto giusto al momento giusto per assistere a una scena che ancora oggi non so se definire furto, degustazione o incomprensione gastronomica.
Periodo natalizio. Piazza piena di bancarelle, famiglie in giro, lucine ovunque e prodotti tipici venduti a prezzi che ti fanno immediatamente capire quanto sia prezioso ciò che stai guardando.
Tra le varie bancarelle ce n’è una dedicata ai tartufi e ai prodotti derivati.
Quelli più pregiati sono esposti dentro delle ciotole protette da uno scomparto in plexiglass. Se sei interessato all’acquisto, il venditore può prenderne uno e fartelo osservare e annusare da vicino.
Naturalmente sotto la sua supervisione.
A un certo punto arriva un signore di mezza età che comincia a curiosare davanti alla parte più costosa della bancarella.
Il venditore si avvicina.
“Vuole vedere qualcosa da vicino?”
Il signore indica i tartufi.
“Sì, posso sentirne uno?”
Il commerciante apre la protezione, prende un piccolo pezzo di tartufo e glielo porge.
Il signore lo prende tra le dita.
Lo guarda.
Il venditore aspetta che lo avvicini al naso.
Io pure.
Lui invece apre la bocca e se lo mangia.
Così.
Intero.
Per qualche secondo nessuno reagisce perché credo che tutti stiamo cercando di capire se abbiamo realmente visto la stessa cosa.
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