E lì già capisci che sarà un bel pomeriggio.
Respiro, sorrido forzato e la assecondo:
«Va bene, vedo di fare il possibile.»
Così inizio a compilare. Lei nel frattempo smanetta col telefono, sbuffa, tamburella le dita sul tavolo. Ogni tanto lancia occhiate all’orologio, come se stessi scrivendo la Divina Commedia invece che due fogli precompilati.
Dopo venti minuti – quindi alle 16:10, quindi pure oltre l’orario fissato da lei stessa – chiudo tutto e le dico:
«Ecco signora, è tutto pronto. Deve solo fare quattro firme.»
Lei, di nuovo:
«Ma non posso farne solo una? Ho fretta.»
Io, con la calma di un monaco zen:
«Direi di no, signora. Le firme servono tutte.»
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