Comincio a capire che non sta scherzando.

“Scusi, ma perché non dovrei lavorare in teatro? Lei è venuto qui per vedere uno spettacolo. Se nessuno facesse questo mestiere, stasera non avrebbe niente da guardare.”

Penso di avergli fatto notare una contraddizione abbastanza evidente. Lui, invece, beve un sorso di birra, si appoggia tranquillamente al bancone e decide che quello è il momento giusto per peggiorare ulteriormente la situazione.

“Perché in questa città ci sono già troppi bambini brutti. Tu sei bella, quindi devi trovarti un uomo altrettanto bello e fare dei bei figli. Se perdi gli anni migliori dietro al teatro, tra prove, spettacoli, serate e tournée, poi quando pensi a mettere su famiglia? Arrivi a quarant’anni che insegui ancora una parte e intanto hai sprecato tutto quel ben di Dio.”

Per qualche secondo rimango immobile con il sacchetto delle caramelle in mano. Fino a quel momento avevo provato a trattarlo come un anziano un po’ fuori dal tempo. Adesso, invece, sto contando mentalmente fino a dieci per non mandarlo a quel paese.

“Wow. Io stasera non recito, ma continuare a sorriderle e non versarle quella birra in testa sarà sicuramente la mia migliore interpretazione della serata. Per fortuna sono una persona educata.”

Lui spalanca le braccia, soddisfatto, come se la mia reazione avesse appena dimostrato una teoria scientifica.

“Visto? Il teatro ti sta già facendo diventare arrogante. Lascialo perdere finché sei ancora in tempo!”

Poi finisce la birra, prende le caramelle e torna verso la sala, convinto di avermi dato un prezioso consiglio per il futuro.

Io resto dietro al bancone a guardarlo rientrare per il secondo atto, pronto a godersi il lavoro di tutte quelle persone che, secondo lui, stavano soltanto sprecando la propria vita.

……e a chiedermi come fosse possibile che uno convinto di migliorare la città facendo accoppiare esclusivamente persone belle avesse anche diritto di voto.