E ancora non ho messo piede dietro il banco che già sbraita, con l’energia di uno che non ha bisogno di caffeina perché ha già un’anima infestata:
— “Dai, dammi almeno il cornetto!”

ALMENO.
Come se lo avessi tenuto a digiuno per giorni interi, quando io sono aperta da dieci minuti e lui è il primo bipede che entra.

Inspiro.
Prendo un cornetto ancora tiepido, profumato, appena sistemato in vetrina, e glielo porgo con la calma finta di chi medita già se può legalmente scagliarlo contro la sua fronte.
Poi preparo il suo caffè macchiato. Macchiato caldo, con la schiuma compatta, fatto bene.

Glielo porto.
Lui sorseggia.
E fa una faccia che sembra aver morso una caramella alla liquirizia convinto fosse alla fragola.