Ho aperto da dieci minuti. Forse meno.
Il tempo di tirare su la serranda che ancora cigolava, dare una sistemata veloce ai cucchiaini che la notte si moltiplicano come gremlins e piazzare fuori il secondo tavolino.
Sto pensando che forse oggi riuscirò persino a bere un sorso d’acqua prima che entri qualcuno, quando mi passa accanto un individuo.
Sì, individuo, perché chiamarlo “cliente” sarebbe un’offesa a tutti i clienti veri.

Mi “saluta” con un:
— “Fammi un cornetto e un caffè macchiato, sbrigati.”

E via, dritto dentro, senza fermarsi, senza un “ciao”, senza neanche un’occhiata.
Il mio “buongiorno” si incastra a metà strada tra la gola e l’orgoglio.
Cioè, nemmeno i gatti randagi che sfami gratis hanno quell’atteggiamento.

Entro anch’io, e lo trovo già oltre il bancone, manco fosse il soggiorno di casa sua.