Per tutta l’estate ho lavorato come cameriera nel ristorante di un amico. Una sera arrivano 2 famiglie con bambini al seguito e, prima ancora che tutti riescano ad accomodarsi, 2 dei piccoli cominciano a correre tra i tavoli, urlando e infilandosi anche sotto quelli occupati dagli altri clienti.

Il proprietario richiama più volte i genitori.

“Scusate, dovreste tenerli al tavolo. I camerieri passano continuamente con piatti e bevande ed è pericoloso.”

Seguono un paio di rimproveri pronunciati a volume bassissimo.

“Bambini, state un po’ tranquilli…”

L’effetto dura forse 10 secondi. Poi i 2 mostri ripartono come se il ristorante fosse un parco giochi, tra le occhiatacce degli altri clienti.

A un certo punto esco dalla cucina con 2 piatti ricolmi di cozze e relativo sugo bollente. Uno dei bambini mi arriva addosso di corsa e sbatte direttamente contro le mie gambe. Riesco miracolosamente a non far cadere i piatti, ma qualche goccia di sugo gli finisce su un braccio.

Il bambino comincia a urlare manco lo stessero scotennando. Subito si alza anche la madre.

“Delinquente! Assassina! Se gli cadeva sul viso potevi sfigurarlo a vita. Io ti denuncio!”