Io e mia sorella stiamo uscendo da un punto vendita di una nota catena svedese e cerchiamo di raggiungere il parcheggio interrato. Davanti ai tappeti mobili, però, troviamo un uomo impegnato in una lotta personale contro il cancelletto d’ingresso.

Sta cercando di farci passare un carrello con il pianale. Il carrello sbatte, torna indietro e lui riprova con più forza, come se il cancelletto potesse arrendersi per sfinimento.

Dopo l’ennesimo colpo, e visto che ormai siamo tutti bloccati dietro di lui, gli indico il cartello.

“Guardi, con quel carrello è vietato scendere sul tappeto mobile. C’è anche il cartello che lo segnala: deve prendere l’ascensore.”

Lui si volta appena, guarda me, guarda il cartello e tenta un’ultima spallata.

“Bastava farlo un centimetro più largo!”

“Eh… infatti è fatto apposta per non far passare quel tipo di carrello.”

Mi guarda in cagnesco, come se il cancelletto l’avessi progettato io durante la pausa pranzo, gira il carrello e se ne va.

Fateli più larghi, questi cancelletti messi apposta per impedire il passaggio dei carrelli. Altrimenti, signori miei, i carrelli non passano.