Io annuisco, come se tutto questo fosse normale, e in effetti in farmacia è normale, perché la gente entra sempre così: con un elenco di bisogni che assomiglia più a una lista di desideri che a una prescrizione.
“Ha qualcosa che agisca sul sistema nervoso, sull’intestino e magari anche sulla pelle?” continua, “perché una volta avevo preso il magnesio, ma poi ho letto che fa venire sonnolenza, e io lavoro con i numeri, quindi non posso permettermi di addormentarmi davanti alle tabelle, capisce.”
Le rispondo che sì, capisco, e lei prosegue senza rallentare:
“Oppure vitamina C, ma senza acido, perché mi dà fastidio allo stomaco, o magari melatonina, ma naturale, non quella sintetica che ti spegne, una melatonina più delicata, che ti accompagna nel sonno senza obbligarti.”
Poi si ferma un secondo, mi guarda, come se stesse per confidarmi un segreto.
“E già che ci siamo, se c’è qualcosa anche per i capelli, perché ultimamente li sento… come dire… un po’ giù. Possono essere tristi i capelli?”
A quel punto non so se sto consigliando un integratore o ascoltando un podcast.
Allle fine del podcast, le ho venduto un multivitaminico, un probiotico e una carezza invisibile.
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