Lavoro in gelateria da sei anni.
A fine stagione ormai riconosci i clienti dal passo:
quelli che vogliono qualcosa di fresco,
quelli che vogliono qualcosa di dolce,
e quelli che cercano solo un ricordo.

Oggi entra un signore sulla settantina.
Camicia a righe, pantaloncini chiari, sandali.
Fa il giro della vetrina piano, senza fretta, come se stesse leggendo una mappa.

Poi si avvicina.

“Avete il pistacchio?”

“Sì, certo.”

“Ma quello vero?
Non quello verde brillante… quello di una volta.”

Gli dico che è fatto con pistacchio di Bronte, senza coloranti.
Annuisce, ma non è convinto.

“Sa, io lo mangiavo in riviera negli anni ’80.
Era meno dolce. Più… tostato.”

Gli preparo una pallina abbondante, bella naturale, color sabbia.

La prende.
La guarda.

Poi lo assaggia.

Si ferma.